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Alleanza delle Alte Professionalità

Alleanza delle Alte Professionalità

Si stanno moltiplicando proposte che, senza alcuna base scientifica, tendono a modificare le pensioni in essere, ovviamente al ribasso, alimentando ansia e incertezze in vasti strati sociali del Paese. Al fine di ricondurre il dibattito entro canoni ragionevoli e responsabili la CIDA ha promosso la costituzione di un tavolo di lavoro intercategoriale, coordinato dall’attuario Antonietta Mundo. Del gruppo fanno parte esperti di Associazioni complessivamente rappresentative di circa 500mila alte professionalità del mondo pubblico e privato quali dirigenti, magistrati, diplomatici, medici e docenti universitari. Le alte professionalità con la loro alleanza intendono contrastare qualsiasi misura che metta in discussione i diritti acquisiti, conquistati al termine di un lungo impegno lavorativo e di carriere frutto di percorsi meritocratici. Anziché incentrare il dibattito su misure classiste o inattuabili (come ad esempio l’impossibile ricalcolo di tutte le pensioni in essere con il metodo contributivo) il Governo dovrebbe affrontare con concretezza temi particolarmente urgenti, quali l’evasione fiscale e la spesa pubblica improduttiva, impegnarsi a favorire tutti quegli investimenti che possano fare da volano alla crescita e alla ripresa occupazionale. Tali associazioni avvertono, altresì, l’esigenza di rafforzare il loro ruolo sociale, la loro capacità di elaborazione e proposta, offrendo contributi di idee in grado di valorizzare le competenze rappresentate. Tutto questo al fine di partecipare alla riaffermazione di una classe dirigente all’altezza delle aspettative del Paese.

Oggi, in materia previdenziale, stanno proliferando proposte poco coerenti con i principi assicurativi, giuridico-costituzionali e in contrasto con la stessa storia europea del welfare. Tra queste spiccano le ripetute esternazioni del presidente dell’INPS che stanno influenzando il dibattito pubblico, che sono agevolmente contestabili per la mancanza di basi tecniche e che sembrano avere un solo obiettivo di tipo punitivo. Non pensiamo sia compito di chi guida l’Istituto di Previdenza esternare, al di fuori degli ambiti istituzionali, proposte di competenza dell’Esecutivo, quanto piuttosto garantire una gestione manageriale dell’INPS cominciando dal recupero della significativa evasione contributiva, nonché dal controllo delle prestazioni non dovute.

L’ultima proposta di Boeri consiste nel finanziare la flessibilità tassando con un contributo di solidarietà le pensioni più elevate, che in passato, avrebbero avuto dalla normativa vigente delle “concessioni eccessive” in termini di durata: in realtà queste pensioni sono frutto di lunghi anni di lavoro e assolutamente correlate a contributi elevati, professionalità, responsabilità e merito dimostrati sul campo. Le pensioni ottenute con largo anticipo sono ben altre e collegate, normalmente, ad uno stato di invalidità o di reversibilità, quindi di importo basso.

Pretendere di finanziare la flessibilità in uscita dal mondo del lavoro (da considerarsi peraltro auspicabile) con un nuovo contributo di solidarietà, così come propone Boeri, risulterebbe assurdo, oltre che profondamente iniquo. Assurdo perché le risorse ricavate sarebbero del tutto marginali rispetto ai costi, e iniquo perché, come ha già per altro ricordato il ministro Poletti, sulle pensioni superiori a 90.000 euro lordi annui già gravano contributi di solidarietà che vanno dal 6% al 18%. Occorre inoltre tener conto dell’ulteriore contributo di solidarietà posto a carico dei pensionati e dei lavoratori dei fondi sostitutivi ora confluiti nell’INPS, nonché degli effetti permanenti e cumulati nel tempo prodotti dai numerosi blocchi della perequazione. E perché il quadro sia completo bisogna considerare infine che l’11% dei pensionati, ovvero coloro che percepiscono più di 2700 euro lordi mensili, versano il 45,6% del reddito tassato IRPEF rispetto al totale dei lavoratori in quiescenza.

A fronte di questa ennesima proposta “in libertà” il Governo ha nuovamente preso le distanze, ma è tempo che venga detta una parola chiara e definitiva su tutta la materia, che faccia cessare questo inaccettabile stato di incertezza, contrasti il rischio di un conflitto intergenerazionale e ponga fine a un dibattito stucchevole che produce solo acredine e invidia sociale e incertezza sulla propensione al consumo, che incide negativamente sulle aspettative e quindi sulla crescita.

Oltre alle Federazioni associate alla CIDA (FEDERMANAGER, MANAGERITALIA, FP-CIDA, CIMO, SINDIRETTIVO BANCA CENTRALE, FIDIA, FENDA, FNSA, TERZO SETTORE e SAUR) hanno aderito al Tavolo ANMAS ar (magistrati) – COSMED (medici) – SNDMAE (diplomatici) – UNPIT

Roma, 07-04-2016

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