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No all’introduzione di sistemi di rilevazione biometrica per la dirigenza

No all’introduzione di sistemi di rilevazione biometrica per la dirigenza

“L’introduzione di un ‘grande fratello’ nella pubblica amministrazione, con l’applicazione di sistemi di identificazione biometrici e di videosorveglianza, è un ‘salto mortale all’indietro’, che aggrava, invece di risolvere, i veri problemi della macchina amministrativa e perché svilisce il ruolo del dipendente pubblico, sia degli impiegati, sia dei dirigenti”. Lo ha detto Giorgio Rembado, presidente di FP-CIDA, intervenendo sull’ipotesi che il Governo introduca tali sistemi, con un emendamento, nell’esame del cosiddetto decreto concretezza al Senato.

“Abbiamo già preso posizione contro l’introduzione di questi sistemi invasivi nell’ambito del lavoro pubblico, rimanendo coerenti alla nostra battaglia contro l’assenteismo e i ‘furbetti del cartellino’. La nostra azione sindacale è sempre stata orientata al rispetto della dignità del lavoratore e alla creazione di un clima di lavoro collaborativo e basato sulla fiducia reciproca che consenta quegli incrementi di produttività di cui la pubblica amministrazione deve certamente farsi carico.

“Ma se il Governo pensa di raggiungere questi obiettivi, introducendo i criteri di riconoscimento biometrico e di videosorveglianza, ed estendendoli alla dirigenza della pubblica amministrazione, siamo in presenza di un errore grossolano e di una violazione di leggi e di principi”, ha aggiunto Rembado.

“La dirigenza, per sua natura, non può essere valutata sulla base del tempo passato in ufficio. Sono metodi preistorici, che cozzano contro tutte le più moderne metodologie e best practice del settore, orientate al lavoro per obiettivi ed a sofisticate analisi di risultato. Inoltre, siamo in contrasto con quanto stabilito dal Garante della Privacy e in palese violazione delle norme contenute nello Statuto dei Lavoratori che, com’è noto, si applica anche ai dipendenti della pubblica amministrazione.

“Ci troviamo di fronte ad un atto di arroganza del Governo che prevarica l’autonomia dei dirigenti pubblici e ne mortifica l’azione, nel tentativo di assoggettarli alla volontà dell’Esecutivo. Tutto ciò in netto contrasto con quanto previsto della stessa Costituzione repubblicana e dai principi del nostro ordinamento giuridico. Come Funzione Pubblica CIDA prenderemo tutte le iniziative più opportune per contrastare questo tentativo e salvaguardare i diritti dei lavoratori e della dirigenza della pubblica amministrazione”, ha concluso Rembado.

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