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“L’accelerazione delle dinamiche tecnologiche, economiche, sociali e demografiche che stanno interessando il mondo del lavoro possono provocare un vero terremoto in termini di perdita di posti di lavoro, di conflitti intergenerazionali, di crisi profonda del welfare che conosciamo. E se i manager non possono prevedere i terremoti, spetta però a loro approfondire le possibili cause, mettendo in atto tutte le azioni necessarie per affrontarle e gestirle. Il futuro del lavoro non è una linea tracciata, è in larga parte tutto da scrivere e noi abbiamo il compito di provare a farlo: unendo le forze”. Lo ha detto Mario Mantovani, presidente di CIDA nella relazione all’assemblea annuale cui hanno partecipato il presidente dell’Inps, Pasquale Tridico e il sottosegretario al ministero del Lavoro, Francesca Puglisi.

“Il nuovo lavoro è sempre più integrato con intelligenze artificiali di vario livello: la distinzione tra lavoro manuale e intellettuale ha perso di significato. Molti lavori intellettuali umani stanno per essere sostituiti da intelligenze artificiali che non vanno demonizzate: il futuro vedrà forme sempre più sofisticate di collaborazione tra uomini, software e robot. Il ruolo del manager, in tale contesto, è anche quello di stimolare il superamento di normative, di classificazioni, di concetti ormai superati. Le norme esistenti si concentrano ancora su distinzioni obsolete, come quella tra lavoro dipendente e autonomo, è giunto il momento di metterle in discussione, senza pregiudizi.

“Poi c’è l’aspetto sociale: le future evoluzioni del lavoro, potrebbero introdurre modelli diversi rispetto a quelli elaborati nel ‘900, ma il ruolo del welfare è fondamentale per gestire questa difficile transizione, complicata anche dalla variabile demografica. Il welfare deve essere strumento di coesione e di convergenza, ma nel tempo si è incrinato il patto tra chi dà e chi riceve.

“Il management italiano sta acquisendo una consapevolezza crescente della situazione ed è nella nostra natura accettare le responsabilità. Non passivamente, mettendoci alla ricerca di soluzioni. Non contro qualcuno, meno che mai contro i politici, ma chiedendo di essere ascoltati. Non ci attendiamo la soluzione dei problemi, ma di fare la nostra parte per trovarla e realizzarla. Cerchiamo di farlo lavorando insieme, uniti tra manager dei diversi settori privati e pubblici, valorizzando le nostre differenze. Realizziamo nuovi strumenti, come l’Osservatorio sulle trasformazioni del lavoro, insieme a Fondazione Adapt. Cerchiamo di essere presenti e attivi nei luoghi in cui si discute del lavoro e se ne sviluppano le prospettive: al CNEL, in ILO, nelle Istituzioni in generale.

“Nei prossimi mesi porteremo i dati dell’Osservatorio nei diversi territori, dove discuteremo le nostre idee e ascolteremo le testimonianze dei colleghi impegnati direttamente nella trasformazione delle aziende che guidano. Cercheremo di condividere questo viaggio con le Istituzioni, e specialmente con chi al loro interno è consapevole di quanto il vero viaggio sia lungo e difficile. E non si lasci troppo condizionare dalla necessità di raccogliere consenso nel breve termine”, ha concluso Mantovani.

Nel corso dell’assemblea CIDA, il Presidente Tridico è stato sollecitato sulla questione relativa all’ingresso dei comunicatori in Inpgi. “Le parole del presidente Inps, Pasquale Tridico, ci hanno confermato che l’idea di far confluire la categoria dei comunicatori nella cassa Inpgi è insostenibile. Ribadiamo oggi che su questo argomento pretendiamo chiarezza. Si tratta di una proposta che andrebbe a ledere diritti acquisiti e a mettere a rischio il futuro di questi soggetti”, ha detto Mantovani.

“I motivi della non sostenibilità di questa proposta sono stati ben sintetizzati dal presidente Inps che ha detto: ‘Lascia molti dubbi e perplessità questa idea. Le critiche mosse rispondono alle mie stesse preoccupazioni. L’operazione di portare fuori dall’Inps questa categoria porrebbe due difficoltà. Una iniziale che consiste nella definizione della categoria dei comunicatori, l’altra è quella finale della sostenibilità e a mio parere è molto rischioso'”.

“Tridico ha poi aggiunto che sarebbe poco sostenibile un’operazione di questo tipo per i futuri pensionandi della categoria: ‘A mio parere, invece, è più sostenibile lasciarli all’interno dell’Inps, che è il welfare degli italiani, e i comunicatori sono anch’essi contribuenti dello Stato sociale italiano e hanno tutto il diritto di avere una pensione sicura domani. Reputo quindi che sia più sostenibile lasciarli all’interno dell’Istituto che rappresento'”.

Rassegna Stampa

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